IL CONTESTO PAESAGGISTICO

San Giorgio Morgeto è uno dei comuni della provincia di Reggio Calabria che meglio restituisce l' iconografia del tipico paesaggio Calabrese, prevalentemente montuoso. E' un nucleo antico nel quale ad alti valori ambientali si sommano strutture urbane ed architettoniche di grande pregio.
Comune della provincia di Reggio Calabria, S. Giorgio Morgeto è un piccolo centro abitato di circa 3.400 abitanti che sorge a 512 m. s.l.m. nel cuore del contrafforte che collega le Serre all’ Aspromonte, tra i due ruscelli Muscarà e Patelli, a sinistra del torrente Ierapotamo. Il suo territorio, che si estende su una superficie di circa 35.05 kmq, confina con i comuni di Polistena, Mammola , Cittanova, Cinquefrondi e Canolo. Si configura come un borgo medievale di singolare interesse ambientale e storico, fatto di stradine scalinate e tante case l’ una sull’ altra che fanno corona agli imponenti ruderi del Castello, tanto più notevole se si pensa che nell’ ambito del comprensorio rappresenta l’ unica testimonianza di insediamento antico che abbia conservato la sua fisionomia. Si affaccia sull’ orizzonte di un vasto panorama sulla Piana di Gioia Tauro, che digradandolo leggermente da est verso il Mar Tirreno, è coperta da secolari uliveti e da fitti agrumeti. Ricade nella Comunità Montana del Versante Tirrenico Settentrionale e nel Parco Antropico “Morgete” ed è uno dei 37 paesi che fanno parte del Parco Nazionale d’ Aspromonte, nel ruolo di porta d’ accesso al Parco e con il compito di tutelare il patrimonio ambientale, storico e culturale del territorio aspromontano. Il centro abitato si colloca nella parte ad est, scendendo verso la piana di Gioia Tauro, a 512 m s. l. m. La zona montuosa del territorio comunale, ricchissima di boschi e oggetto fino a pochi anni fa di una notevole attività silvo - pastorale e ricca inoltre di moltissime sorgenti ( alcuni anni fa erano iniziati i lavori per la costruzione di un’ industria di acque minerali, interrotta per gli enormi costi di trasporto),anche se in questi ultimi anni ha subito uno spopolamento totale.
La zona centrale che va dai 400 m ai 700 con colture pregiate quali l’ olivo, agrumeto, il gelso ( fino a 40 anni fa era diffusissima la coltivazione con le relative piccole industrie per la lavorazione della seta), ha registrato un notevole sviluppo sia edilizio che agricolo verso Polistena dove ci si può subito allacciare ai tracciati di strade statali.
Questo tipo di insediamento ha il suo periodo di maggiore sviluppo nel Medioevo: forma irregolare, molto chiusa, strade strette, e tortuose, portici, case sporgenti, piazzette con fontana e una grande piazza dominata dalla cattedrale e dal palazzo dei signori.
“Le case dei ricchi erano concentrate nel cuore della città. I vari rami delle famiglie gentilizie formavano quasi un’ isola. Intorno alle case dei ricchi c’ erano case più modeste, sempre più modeste man mano che ci si allontanava dal centro. La cattedrale non era la sola chiesa della città, c’ erano altre chiese parrocchiali e piccoli oratori, conventi maschili e femminili: nel reticolato delle strade urbane si aprivano piazze, dei mercati, delle fiere.” (G. Fasoli). Il centro antico di San Giorgio Morgeto, sotto l’aspetto della struttura urbana, si differenzia notevolmente se messo a confronto con gli altri centri dei paesi limitrofi, ed in particolare rispetto a quelli facenti parte del comprensorio della piana di Gioia Tauro. Esso infatti, per la sua naturale articolazione sia planimetrica che altimetrica, nonché per il suo mantenimento dell’originaria fisionomia, è fortemente caratterizzato dalla sua morfologia potendosi collocare tra i centri di maggiore interesse storico – ambientale del comprensorio. L’abitato, saldamente ancorato su un poggio granitico, risulta polarizzato da due insediamenti architettonici prevalenti: il Castello Morgezio a monte (606 mt. s.l.m.) ed il Convento dei Domenicani (465 mt. s.l.m.).

 

Il maniero di san Giorgio Morgeto (RC) sorge su un rilievo alle spalle del centro omonimo, dominandolo alla quota 612 m s.l.m.. La presenza di più edifici, posti a quote differenziate all'interno di una cinta muraria che li racchiude, pone quesiti ed interrogativi riguardo alla tipologia del complesso e al suo uso a partire dalla data di fondazione. Alcuni dubbi sulla sua edificazione vengono fugati grazie ad un lavoro di ricerca effettuato dallo storico Vincenzo Arena e pubblicato sulla rivista "Taurikano" nel febbraio del 1992. "Solamente con l'instaurarsi della dominazione normanna - scrive Arena - e precisamente dal 1108 si hanno le prime notizie certe sulla fortificazione. Il 9 dicembre di quell'anno infatti, Roberto Burelli, nel confermare le donazione delle terre di Lama, fatte dal Conte Ruggero al convento greco di San Nicolò di Droso ordinava alle autorità dei castelli di S. Giorgio, Burello e Rocca S. Mineo di non molestare i monaci. Tuttavia solo a partire dalla dominazione sveva e nel successivo periodo angioino, che le informazioni si fanno copiose. Dai documenti giunti ai nostri giorni, sotto il dominio angioino fu sicuramente un castello regio, in quanto la sua custodia era sempre affidata a quel funzionario denominato Castellanus, a cui era demandato il coordinamento del servizio di guardia dei castelli a ridosso delle terre o città regie.A San Giorgio così come negli altri manieri, i castellani esercitavano la milizia soltanto per status: i cavalieri erano suddivisi in due categorie, alla prima appartenevano quelli che, legati da un rapporto di natura vassallistica, esercitavano la milizia, perchè essa costituiva l'obbligazione primaria per il beneficio ricevuto, alla seconda appartenevano invece, quelli che esercitavano la milizia per professione. Costoro appartenevano alla categoria particolare dei miles e cavalieri che costituivano la famiglia del signore".Oltre a ricoprire il naturale ruolo difensivo, il castello in epoca angioina, ebbe due altre funzioni: custodia delle collette ed anche prigione durante la guerra del vespro; da Nicotera l'11 maggio 1283, Carlo principe di Salerno mandò a custodire nel castello di San Giorgio tre ostaggi ricevuti dalla terra di Tropea.Secondo Arena, il primo castellano di cui si ha notizia è stato Guerriero di Squillace nel 1251. Dal 1270 - 1271 si succedettero alla carica i castellani Giorgio Lacara e Zaccaria. Questi viene rimosso dall'incarico e sostituito dal francese Nicola de Totavia. Il 1 settembre 1282la castellania viene affidata a Raimondo Carbonello, mentre alla fine del 1283 la custodia della fortezza venne affidata al giudice fiorentino Aldebrandino de Acquerolo.All'interno il "Mastio", l'edificio più imponente per la difesa e per la residenza, si colloca su un costone di roccia affiorante nel punto più alto del rilievo, cui si giunge dopo aver superato un pendio, lungo il quale insiste un monumento ai caduti con un'ampia scalinata di accesso. I danni prodotti dai terremoti in particolare quello del 1783, e i secoli di abbandono giustificano l'avanzato degrado delle strutture. Questo edificio oggi si presenta su due strutture ma non è da escludere un terzo piano ormai inesistente. Ogni livello è composto da tre ambienti. la cui funzione non è definibile in maniera univoca. Il piano terra ospitò una cisterna mentre al piano superiore la presenza di camini attesta la funzione residenziale dell'edificio.A proposito del fantasma, lo stesso professore Arena racconta di alcuni fatti di cronaca accaduti all'interno del castello. Al tempo della guerra dei Baroni a metà XV secolo con la rivolta del Centelles, il castello era difeso da Ruggero Origlia. Tale Barrese, un capitano aragonese, riuscì ad espugnarlo ed una volta all'interno delle mura, fece precipitare dall'altissima rupe Origlia ed altri due uomini . Altre morti violente vengono segnalate inoltre nel 1687, 1806 e nel 1821 quando un giovane del posto venne fucilato dentro il castello.

 

A San Giorgio così come negli altri manieri, i castellani esercitavano la milizia soltanto per status: i cavalieri erano suddivisi in due categorie, alla prima appartenevano quelli che, legati da un rapporto di natura vassallistica, esercitavano la milizia, perchè essa costituiva l'obbligazione primaria per il beneficio ricevuto, alla seconda appartenevano invece, quelli che esercitavano la milizia per professione. Costoro appartenevano alla categoria particolare dei miles e cavalieri che costituivano la famiglia del signore". Oltre a ricoprire il naturale ruolo difensivo, il castello in epoca angioina, ebbe due altre funzioni: custodia delle collette ed anche prigione durante la guerra del vespro; da Nicotera l'11 maggio 1283, Carlo principe di Salerno mandò a custodire nel castello di San Giorgio tre ostaggi ricevuti dalla terra di Tropea. Secondo Arena, il primo castellano di cui si ha notizia è stato Guerriero di Squillace nel 1251. Dal 1270 - 1271 si succedettero alla carica i castellani Giorgio Lacara e Zaccaria. Questi viene rimosso dall'incarico e sostituito dal francese Nicola de Totavia. Il 1 settembre 1282 la castellania viene affidata a Raimondo Carbonello, mentre alla fine del 1283 la custodia della fortezza venne affidata al giudice fiorentino Aldebrandino de Acquerolo.
All'interno il "Mastio", l'edificio più imponente per la difesa e per la residenza, si colloca su un costone di roccia affiorante nel punto più alto del rilievo, cui si giunge dopo aver superato un pendio, lungo il quale insiste un monumento ai caduti con un'ampia scalinata di accesso. I danni prodotti dai terremoti in particolare quello del 1783, e i secoli di abbandono giustificano l'avanzato degrado delle strutture. Questo edificio oggi si presenta su due strutture ma non è da escludere un terzo piano ormai inesistente. Ogni livello è composto da tre ambienti. la cui funzione non è definibile in maniera univoca. Il piano terra ospitò una cisterna mentre al piano superiore la presenza di camini attesta la funzione residenziale dell'edificio.
A proposito del fantasma, lo stesso professore Arena racconta di alcuni fatti di cronaca accaduti all'interno del castello. Al tempo della guerra dei Baroni a metà XV secolo con la rivolta del Centelles, il castello era difeso da Ruggero Origlia. Tale Barrese, un capitano aragonese, riuscì ad espugnarlo ed una volta all'interno delle mura, fece precipitare dall'altissima rupe Origlia ed altri due uomini . Altre morti violente vengono segnalate inoltre nel 1687, 1806 e nel 1821 quando un giovane del posto venne fucilato dentro il castello. Considerando la città come un organismo che da forme elementari passa a forme più complesse, diremo che la formazione di un centro non avviene mai casualmente, ma fattori determinanti possono essere una serie di elementi che creano dei vincoli: un territorio, fattori naturali, una chiesa o un castello come nel nostro caso .
Il Castello, sorto per la difesa rappresenta la prima unità dalla quale nascono poi unità successive, tali da formare, con il passare del tempo, un insediamento urbano con una propria morfologia.
Oltre alla lettura dell’ orografia del territorio, bisogna considerare i fattori sia sociali che economici determinanti per il suo sviluppo. Fatta questa premessa cerchiamo di delineare i fattori più importanti che hanno caratterizzato l’ evoluzione di S. Giorgio Morgeto.
Dunque il castello rappresenta nel nostro caso l’ origine del paese intorno al quale si è venuta formando la fitta maglia del tessuto edilizio caratterizzato tipologicamente da unità di abitazioni aggregate a pseudoschiera.

(Luigi Seminara)